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Gianni Caselli in mostra a Rimini Jewels

rimini jewels 1E’ stata inaugurata sabato 18 febbraio, nella gioielleria Rimini Jewels, la personale Strutture Anno Zero di Gianni Caselli.

Rimini Jewels è una gioielleria, bottega artigiana, laboratorio artistico, spazio culturale, che dimostra l'inversione di marcia delle attività commerciali che caratterizzano il cuore del centro storico di Rimini, con negozi e botteghe dove il lavoro a mano è un simbolo di unicità, personalizzazione, gusto e ricercatezza. 

Questa scelta artistica ha portato Rimini Jewels a essere scelta per un evento del Salone del Mobile e del Design di Milano, lo Zip Zone Pop Up Event, mentre dal 4 al 9 aprile il negozio esporrà una scelta delle sue creazioni presso il Palazzo dei Mestieri di Milano.

Dopo l'esposizione dei dipinti di Antonella Spada, che hanno inaugurato il negozio lo scorso novembre, Rimini Jewels, gioielleria, bottega artigiana e laboratorio artistico di Roberto Fenzl e Manuela Mussoni, propone una mostra antologica delle opere dell'artista Gianni Caselli.

La mostra sarà aperta al pubblico sino al 30 marzo ed è stata introdotta dal reading Mi chiamo Caro Estinto. Ovvero: Strutture Anno Zero a cura di Renzo Semprini Cesari, che rimarrà a disposizione del pubblico sotto forma di QR code, con link che conduce a una lettura di quest’ultimo da parte dell’autore.

Nato a Rimini nel 1953, Gianni Caselli ha cominciato da bambino seguendo i consigli del cugino, il professore Silvio Bicchi, per poi frequentare i corsi di disegno e pittura presso l’accademia Umberto Folli diretta dal professore Enzo Berardi.

Dopo aver lavorato in un’azienda del settore pubblicitario, si è dedicato a pittura, disegno, grafica e scultura, sperimentando varie tecniche e molti media.

Oggi i suoi lavori sono visibili in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Strutture Anno Zero vede una selezione di opere che rappresentano le prime espressioni del progetto Strutture, sviluppato dall’associazione culturale Officina d’A con lo scopo di riflettere e far riflettere su tutto ciò di cui l’uomo nel tempo si è circondato e su come col tempo siano diventato sostegno o gabbia.

Sono una serie di paesaggi, visti attraverso finestre con occhi liberi, ma anche con occhi filtrati da inferriate e grate di sicurezza, da tralicci, da ponti e tiranti che frazionano il piano, infatti “Ci siamo privati dell’infinito, abbiamo limitato i nostri sguardi e modificato l’orizzonte” dice Gianni Caselli.

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