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Rimini chiede lo stato di calamità:le conseguenze del nubifragio del 24 giugno

nubifragio

Rimini chiede lo stato di calamità ” Colpiti nel momento in cui i motori dell’economia sono al massimo” così il sindaco Andrea Gnassi chiede al Governo lo stato di calamità.

Una donna annegata e circa 300 operazioni di soccorso: questi sono i primi dati stando ai resoconti dei danni riportati dalla città di Rimini in seguito al violento nubifragio del 24 giugno, che ha visto acqua alta fino a un metro e mezzo in alcune zone, con case allagate, strade bloccate, sottopassi invasi dall'acqua e numerosi alberi caduti

Una delle zone più colpite è stata quella nei pressi alla Superstrada, verso Covignano e Santa Cristina, dove una donna di 79 anni ha trovato la morte nel tentativo di mettersi in salvo dalla piena che stava travolgendo la sua abitazione a piano terra.

Lunedì sono intervenuti circa 90 volontari della Protezione Civile della provincia riminese che hanno lavorato ininterrottamente fino alla mattina di martedì 25 giugno, per prestare la loro assistenza alla cittadinanza locale.

Inoltre hanno partecipato, con l’aiuto di numerosi colleghi provenienti dalle province di Bologna, Forlì Cesena, Ferrara e Ravenna, altre 21 squadre di volontari che sono rimaste attive fino alle 6.00 di mattina, seguite da altre 20 squadre per tutta la giornata.

Mercoledì sono arrivati a Rimini altri gruppi provenienti dalla provincia di Bologna, con una serie di nuovi strumenti, oltre a 17 squadre dei Vigili del fuoco con circa 100 uomini e rinforzi provenienti da tutta la Regione.

Dopo l'improvvisa piena di lunedì sera, la situazione sul territorio sta migliorando velocemente, infatti lo stato dei fiumi sta rientrando nella normalità.

La particolare caratteristica delle precipitazioni, che si sono localizzate sul tratto di costa tra Rimini e Riccione, ha fatto in modo che l'acqua non riempisse i fiumi a partire dalla sorgente.

Inoltre l'entroterra riminese si è trovato ad affrontare anche la grandine che ha messo in ginocchio l'agricoltura locale, danneggiando fino al 100% della  produzione, colpendo vigneti, oliveti, campi di cereali, girasole e portaseme.

Fino ad ora le zone più colpite sono state: zona carceri in Via Santa Cristina, San Martino in Venti, Montecieco, Covignano-Grotta Rossa, Sant'Aquilina, Gaiofana e Ospedaletto, fino ad arrivare a San Marino, nella zona di Dogana bassa, con scantinati e magazzini commerciali allagati. 

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